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Perchè non posso essere leghista
post pubblicato in diario, il 11 maggio 2011


Buongiorno ai miei dieci lettori.

Oggi vi tedierò con una succinta spiegazione del perché sono incompatibile col leghismo, come da titolo.
In buona sostanza NON perchè non riconosco che dobbiamo avere una identità, NON perchè sono contrario ad un sano legame tra politica e territorio, NON perchè io pensi che non ci possano essere persone corrette ed oneste ovunque, quindi anche nella lega.
Semplicemente perché nel DNA della lega, nella sua stessa base, nella sua costituzione (da non confondere con quella che si scrive maiuscola) c'è un "peccato originale" invalicabile e assolutamente dirimente: la lega divide il mondo tra "noi" e "gli altri".
Parole d'ordine come "padroni a casa nostra", peraltro assai suggestive, si basano sul fatto che esistano un "noi" e un "altri " in contrapposizione. Come se ci fosse qualcosa in comune tra me (che leggo quasi 100 libri all'anno) e un muratore analfabeta di ritorno che abita nel mio stesso paese e che quando non lavora "campeggia" davanti a reality e partite di calcio. Come se questa "territorialità" (peraltro NON basata sulla cittadinanza, ovvero sull'"abitare", e nemmeno sulla "nascita", ma su una specie di "base etnica", di sangue) avesse una specie di "magia".
E qui mi viene pure da ridere: il "trota", figlio  di cotanto padre e di una madre sicula, quale sangue ha nelle vene? A quale etnia appartiene? Funziona solo in linea "paterna"?

In aggiunta ci divide, da sempre, ma sempre di più man mano passa il tempo, l'uso delle parole. Non crediate che le parole siano "neutre"; o meglio, potrebbero esserlo, ma assumono, nel tempo, il significato che vogliamo dar loro. Ad esempio in origine "imbecille" era espressione che indicava la mancanza del "bastone" (culturale - dal latino "baculum") con cui reggersi su un pensiero saldo. E "ignorante" è colui che ignora, ovvero io (rispetto a molte branche del sapere) e ognuno di noi.
Ecco, la lega ama molto parole come "clandestino", "extracomunitario" (anche i miei amici australiani lo sono, anche uno svizzero!), e non sa parlare di "migranti", di "richiedenti asilo", e via dicendo.

Ma non potrebbe migliorare questa "cultura leghista"?
Temo di no: il populismo e il "localismo" portano ad aver bisogno, subito e per sempre, di NEMICI, che possono essere "gli stranieri".
E per me, che mi professo cristiano, deve valere quanto segue:
   "Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto." Esodo 22:21
 e
   "Maledetto chi calpesta il diritto dello straniero, dell’orfano e della vedova!" Deuteronomio 27:19

Insomma, per essere leghista, dovrebbe essere diversa (e completamente) la lega. Dubito che ciò possa accadere!

Enjoy your life!

Marcello

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Migranti e clandestini
post pubblicato in diario, il 13 aprile 2011


Carissimi dieci lettori,

oggi ho bisogno di sfogarmi: sono morti più di duecento esseri umani alle porte di casa nostra, e la cosa non ci scuote. Qualche titolo sui giornali, poi da domani altro giro altra corsa. Fino alla prossima volta.

 

Riflettevo in questi giorni su quanto sia desolante il nostro panorama culturale, prima ancora che politico: nemmeno a “sinistra” arrivano alcuni aspetti dei problemi, banditi da una pseudo-cultura legaiol-padano-destra.

TUTTI (con pochissime lodevoli eccezioni) parlano di CLANDESTINI, e dei problemi che pongono.

(faccio un piccolo inciso: impariamo a chiamare le cose e le persone con il loro nome. Quelli che arrivano da noi sono MIGRANTI, alcuni per ragioni economiche, altri per ragioni umanitarie. Chi scappa da guerra o torture non è un CLANDESTINO, e nemmeno lo è chi chiede asilo. Illuminante, per chi vuole approfondire un poco, questo articolo dell’ottima Laura Boldrini: http://boldrini.blogautore.repubblica.it/2011/03/attenzione-alle-parole/?ref=HREA-1)

Tutti, dicevo, concordano sulla necessità di limitare, fermare, arginare l’”invasione”.

Certo, qualcuno fa la faccia più feroce (alcuni per mero calcolo elettorale, qualcuno per stronzaggine connaturata), qualcuno si traveste da “amico del clandestino”.  Ma la vera ricorrente e paranoica preoccupazione è quella di come evitare “l’invasione” da una parte, e di come rimpatriare questi scomodi invasori.

 

E qui il mio fegato si contorce, riconoscendo in queste posizioni, un’immagine “evangelica” (mi perdonino i miei molti amici atei), quella del ricco epulone.

E’ vero, la crisi ha colpito, e alcuni di noi faticano ad arrivare a fine mese. E’ vero che i fondi che il governo passa agli enti locali sono sempre meno, per cui l’assistenza ad anziani, infanzia, persone in stato di necessità è sempre più scarsa e insufficiente.

 

Ma è possibile che la nostra UNICA preoccupazione siamo NOI STESSI? Che in fondo ce ne fottiamo cordialmente delle migliaia di persone che fuggono dalla guerra, dalla tortura, dalla fame, dalla povertà? Nei primi giorni della battaglia libica (quando ancora era una lotta tra “insorti” e “lealisti”) migliaia di persone hanno attraversato la frontiera con la Tunisia già provata dalla SUA rivolta. Cosa hanno fatto i tunisini? Hanno chiesto aiuto alle istituzioni internazionali per bloccare le frontiere? Per effettuare i “respingimenti” (nome gentile per definire l’abbandono in mare dei poveracci)? Per schedare e processare questi “clandestini”? NO, hanno cercato di dar loro quanto era possibile, di provvedere alle loro necessità, a sfamarli, dissetarli e cercato di evitare epidemie. Con la certezza che appena la situazione lo consentirà, la maggior parte di loro rientrerà in Libia, e un domani contraccambierà in caso di necessità.

 

Noi, invece (e non parlo del nostro scandaloso governo, parlo di noi cittadini) abbiamo vissuto l’emigrazione nel secolo scorso, quando in Belgio mal ci sopportavano, in Svizzera ci disprezzavano e in USA e Australia ci accoglievano con MOLTE riserve. Ma siamo prontissimi ad “accogliere” questi poveracci in modo ancora peggiore di quello che qualcuno di noi ha subito. Anzi, addirittura siamo convinti che il solo elemento della questione è il fatto che questa situazione ci crea dei problemi. Il che è vero, non dico di no, ma noi siamo come iene che ringhiano quando qualcuno si avvicina al nostro osso.

 

Siamo davvero convinti di avere una posizione “che ci spetta”? Non potrebbe essere che magari un pochino il nostro (relativo, per carità) benessere in qualche modo è “rubato” a quelli che vogliono “invaderci”? Davvero siamo sicuri che il petrolio “comperato” a prezzi ridicoli, che il coltan (minerale estratto solo in africa, indispensabile per fare i nostri amati cellulari) ci spetta di diritto, che siamo legittimati a prendere ovunque quello che ci fa comodo?

 

Facciamoci domande, proviamoci, almeno. E forse alcuni fatti muteranno d’aspetto, diventando da ineluttabili “tegole” di cui saremmo vittime a logiche conseguenze di un modello di sviluppo, di un modus vivendi, di un modo di approcciare il mondo insostenibile e destinato a cadere. E forse allora potremo pensare a come migliorare questo mondo, che ci ostiniamo a pensare di aver avuto in eredità dai nostri avi, ma che in realtà stiamo rubando ai nostri figli.

 

Enjoy your life (if you can)


P.S.: Ieri Castelli ha pensato bene di rammaricarsi perchè non è possibile sparare sugli immigrati. Non ho parole (ovvero le avrei, ma a rischio chi querela) per commentare. Fatelo voi!


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Il parlamento, il governo e il calcio
post pubblicato in diario, il 20 dicembre 2010


Buongiornoa i miei dieci lettori.

Oggi voglio esternare su una "curiosa coincidenza":
Il presidente del consiglio, e del Milan, ha ottenuto la fiducia, dopo un mese di "campagna acquisti" di tipo calcistico. E subito dopo la sua solerte maggioranza invoca i "DASPO" per bloccare i terribili manifestanti.

Fermo restando che NON approvo nessun atto violento, in nessun modo e per nessun motivo (salvo, forse, la "legittima difesa", quando si è direttamente minacciati), trovo questa "coincidenza" veramente bizzarra. Ma se ci penso bene dovrei stupirmi di meno.

Questo governo, ed in particolare questo presidente del consiglio, hanno una concezione della democrazia molto simile a quanto dichiarato in questi giorni: la "lotta politica" è affare da confinare nelle stanze di un potere sempre più autoreferenziale e "chiuso", le "squadre" le scelgono gli "allenatori" e i "presidenti", non certo i "tifosi", il campionato ha una sua logica e un suo calendario, e al massimo i "tifosi" possono applaudire (la squadra dominante) o fischiare (purchè fischino gli altri, oppure lo facciano con moderazione, e fino a quando il presidente non dice "basta") e se non si comportano bene si escludono dallo stadio.

Ovviamente a questo concetto della democrazia e dello stato non solo i Berlinguer, i Gramsci, i Togliatti sarebbero insorti, ma anche i De Gasperi, i Moro, i La Malfa, gli Spadolini, e via così fino ad arrivare a quelli più moderati e prudenti (ma sinceramente democratici).

Il dato di fatto è che oggi il modello applicato è l'autocrazia, e la cosiddetta opposizione non riesce ad uscire da questo schema, limitandosi a pensare ad un cambio di "proprietario", ma non ad un cambio di paradigma.

Forse questo paese ha già imboccato la china discendente, e non può più essere salvato.
Ma forse, invece, proprio quelli che hanno tentato di assaltare il "fortino" degli autoproclamati "rappresentanti del popolo", che se ne fottono allegramente delle necessità dei cittadini, se riusciranno a "depurare" la loro rabbia dalla violenza (che come storicamente più volte dimostrato, genera solo altra violenza, in una spirale molto pericolosa, dove finisce col vincere il più forte, non chi ha ragione) potrebbero legittimamente tracciare una nuova strada.
Perchè futuro E' LORO non nostro!

Un augurio di buone, serene feste ai miei dieci lettori, e arrivederci al 2011!

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I turisti dell'orrore e i giornalisti del buco della serratura
post pubblicato in diario, il 25 ottobre 2010


Buongiorno ai miei dieci lettori.

Oggi parlo pure io del delitto di Avetrana. O meglio, parlo del carrozzone che ci gira attorno, a cerchi sempre più stretti, come un avvoltoio sul cadavere.

La cosa più "buffa" e incredibile è l'atteggiamento dei media, che dopo aver lungamente, ripetutamente, ossessivamente salmodiato alla nausea, sbirciato in procura, origliato alle carceri, sfrucugliato sui come, argomentato sui perchè, approfondito sui dove, elucubrato sui "con chi", interpellato il criminologo, la psicologa, l'insegnante, il prete la commessa del supermercato, il ciclista del cugino in seconda dello zio, il lontano parente del droghiere dove va occasionalmente il carabiniere che accompagnò in caserma un testimone di niente, hanno un sussulto: ohibò, la domenica ci sono dei depravati che vanno a sbirciare nel cimitero, nel box, nella masseria.
Non si rendono conto, i nostri geniali direttori di giornali e/o telegiornali, i solerti cronisti, gli ineffabili amanti dei plastici e della polistil, i tuttologi e i nientologi che è proprio questo atteggiamento guardone e morboso a generare queste patologie?

Un'altra annotazione amara: Il Grande Fratello (inteso come il format televisivo, non il "personaggio" di 1984) pare che perda ascolti. Ma purtroppo NON perchè qualcuno si è reso conto che "guardar vivere" gli altri sia un assoluto nonsenso, un'idiozia conquistata a fatica (citando il grandissimo Gaber). Semplicemente perchè la realtà si può far diventare un reality spendendo meno denaro, con risvolti più cruenti (non siamo ancora pronti per lo sgozzamento di un concorrente consenziente, ci vuole ancora qualche mese...) e meno prevedibili.

Certo che questo indurrebbe a deprimersi. Ma non ha senso farlo: la depressione fa male a noi stessi, quindi meglio evitarla. Consoliamoci con la considerazione che pare che una sempre maggior fetta di popolazione è disposta a pagare "il giusto" quello che mangia, anche grazie ai GAS (gruppi di acquisto solidale) e ad una maggior sensibilità degli agricoltori. Forse, quindi, non tutto è perduto.

Enjoy your life..


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Opportunità ed opportunismo
post pubblicato in diario, il 2 settembre 2010


Buongiorno ai miei dieci lettori.

Anzitutto una errata corrige: il titolo del mio post precedente era scorretto: bagattelle si scive con due t, e non con una. Spero mi perdonerete.

Una ulteriore annotazione: questo post ha "poltrito" per mesi come bozza, ma forse ha ancora un senso (purtroppo).

Riporto qui una lettera che avevo iniziato a scrivere a Furio Colombo, del giornale "Il Fatto Quotidiano", a cui sono fiero di essere abbonato.
Peraltro anche qui sbagliando visto che il direttore è Antonio Padellaro (sto diventando vecchio!!!)

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Gentile direttore,

davvero in Italia, e nello specifico in parlamento, non è più possibile ragionare in termini di giusto-sbagliato?

Davvero l’economia e l’opportunità regnano sovrane incontrastate di ogni cosa?

 

Faccio qualche esempio:

Arriva Gheddafi e tutti si inchinano (anche i leghisti, e i "difensori del cattolicesimo"), perché “la Libia è una grande opportunità economica” (o perché ammazza i possibili immigrati?)

Arriva il Dalai Lama e nessuno lo riceve, per questioni di “opportunità”.

Si discute di legge elettorale, e a NESSUNO (o quasi) viene in mente che gli argomenti dovrebbero essere la volontà popolare e non l’interesse di una coalizione o dell’altra.

Parliamo di immigrazione e l’argomento principale è se ci rubano il lavoro o se ci pagano la pensione, se sono delinquenti o angeli.

Il premier “utilizzatore finale” parla spacciandosi per difensore del cattolicesimo, e la chiesa tace per paura di dover pagare (giustamente) l’ICI sulle sue case.

 

Ricordo che tra le cose che mi hanno insegnato “da piccolo” c’era che una cosa era giusta, quindi da fare senza preoccuparsi se fosse costosa, difficile e/o dolorosa (per chi la faceva, ovviamente); oppure era sbagliata, e allora non importava se fosse allettante, economica, divertente: non si doveva fare.

Temo che il danno peggiore del berlusconismo gli sopravviverà a lungo, dato che ha “corrotto” il nostro modo di essere, tanto che non siamo più capaci di prescindere da considerazioni di opportunità in favore dell'ETICA e della GIUSTIZIA.

 

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le mamme, il razzismo e altre bagatelle
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2010


Buongiorno ai miei dieci lettori.

Oggi vi tedierò con una riflessione sorta ieri sera dall'udire e vedere alcune mamme di Adro, indignate per il gesto dell'imprenditore "paga-mensa".

Mi ha molto colpito perchè erano paradigmatiche di un razzismo inconsapevole, MOLTO più pericoloso di quello patente e volgare di alcuni ben noti personaggi. Se non altro perchè può essere non solo tollerato, ma anche abbracciato da persone semplici e ben intenzionate.

Una delle frasi, o meglio degli "schemi di frase" che mi ha colpito riguarda la dicotomia noi/loro, ovviamente applicata agli "stranieri".
Esempio di frase: "ci sono poche risorse, non bastano nemmeno per noi, figuriamoci per loro".

Riflettiamo: NOI chi? Noi italiani contrapposti a loro stranieri? Noi occidentali, loro "resto del mondo"? Noi lombardi, loro "altri"? Noi bergamaschi, loro bresciani (o viceversa)? noi cittadini, loro paesani? noi dellla periferia, loro del centro? Noi del mio condominio, loro i confinanti? Noi della nostra villetta, loro gli altri condomini? Dove spostiamo la demarcazione?

Inoltre: cosa ho in comune con gli altri appartenenti al "noi"? E con "loro"?
Ho più da spartire col mio (ipotetico) vicino di casa, bergamasco ignorante e arrogante, che bada solo ai suoi interessi e se ne frega dei vicini, o con la badante di mia madre, boliviana, che è persona squisita, attenta e disponibile? Ho più da condividere col "nostro" presidente del consiglio o con un Obama? Preferirei somigliare al sindaco di Adro o alla albanese Madre Teresa di Calcutta?

Altra amara riflessione: di fronte ad un gesto di generosità, alcune persone non sanno rispondere altro che "anche noi da maggio smetteremo di pagare, così l'imprenditore pagherà anche per noi".
Anche qui mi fermo a riflettere: il Vangelo si legge poco, altrimenti la parabola ei vignaioli dell'ultima ora farebbe uscir di chiesa queste brave mamme, attentissime al "senso di giustizia", ovviamente applicato agli "altri". D'altra parte è una delle più grandi contraddizioni del berlusconismo, inteso non come fenomeno politico, ma di costume (quello che continuerà a lungo, temo, dopo l'uscita di scena del piazzista di Arcore): impietosa e intransigente difesa dei miei diritti e della "giustizia" rispetto agli altri, molto meno in prima persona.
Queste brave mamme sono quelle che di fronte alla punizione di un loro bambino vanno a gridere dalle autorità, sia alla scuola elementare (per un rimbrotto a loro dire "ingiusto"), sia dai vigili (per una multa "troppo inflessibile"), e così via. Ma nei confronti degli "altri" esigono educativa inflessibilità. Persino quando a loro non costa nemmeno un centesimo!

Chiudo (che son stato fin troppo lungo) con una ipotesi: non è che questa divisione del mondo tra "noi" e "loro" in fondo non sia altro che la maschera della VERA divisione, ovvero tra ME e "gli altri"? Non sarà egocentrismo mascherato da "spirito di gruppo"? Egosimo spacciato per solidarietà (limitata al "mio" gruppo)???
In fondo sono contento si dia qualcosa ad uno dei "nostri" in quanto "mia appendice" psicologica, un prolungamento del mio "io".

Insomma, purtroppo "mala tempora currunt". Ma proprio per questo, per contrastare questo imbarbarimento,
Enjoy your life

P.S. = E buon 25 aprile!


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Lettera dell'imprenditore di centrodestra di Adro
post pubblicato in diario, il 13 aprile 2010


Per i miei soliti dieci lettori, riporto il testo integrale di questa splendida lettera.
Una sola aggiunta: mi dispiace sia anonimo, perchè vorrei dirgli un grazie gigantesco, perchè se FORSE un domani torneremo ad essere migliori e meno aridi, lo dovremo a tante persone come lui, che al di là delle scelte elettorali, tiene ben viva la DIGNITA' e il CUORE.

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Io non ci sto

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici dì tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo?
Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.

Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case.
Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) Venga dalle tasse del papa di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno?
Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto?
Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro.
Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quei giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi?
E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. E’ anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione, in tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010.
Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varra la spesa.
Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo.
Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

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Enjoy your life (ce n'è motivo!)


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Lettera ai cardinali
post pubblicato in diario, il 6 aprile 2010


Carissimi dieci lettori,
dopo tanto silenzio, vi propongo  una lettera che invierò, dopo opportune verifiche e approfondimenti, ad alcuni giornali e in rete.
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Loro eminenze, cardinali Sodano, Bertone, Bagnasco, Ruini, Fisichella e scusate se dimentico qualcuno,

mi sento costretto a scrivervi, perché leggere tutte assieme, tutte vicine, la vostre ultime dichiarazioni mi ha messo in uno stato di profonda angoscia, di cui voglio far parte voi e tutti quanti vorranno perdere 5 minuti a leggere queste povere parole.

Sono un cattolico, un “nessuno”, uno dei tanti, per il mio piacere e in spirito di servizio suono in una piccola chiesa della cattolicissima Bergamo, insomma un anonimo (e mi piacerebbe tanto rimanere tale, in quanto non vado in cerca di notorietà, mi avanza e mi terrorizza) cattolico che di fronte alle vostre parole si sente in dovere di protestare.

Quando ho letto le dichiarazioni a favore di candidati di elezioni dello stato italiano, dove io risiedo, mi è sembrato il solito interferire, ormai collaudato e consunto modo di “mettere becco” in modo diretto dove invece si dovrebbe lavorare indirettamente sui valori e sulla dignità delle persone. Ma fin qui niente di insolito.

Poi è “uscito” lo scandalo della pedofilia di alcuni sacerdoti. Che mi ha colpito, ma soltanto perché della chiesa tutti abbiamo una immagine falsamente idilliaca, come se la chiesa non fosse composta di uomini, capaci di grandi cose ma anche di profonde bassezze. Di cui la pedofilia è una delle più gravi. Ma la responsabilità di (relativamente) pochi sacerdoti non mette in discussione un organismo enorme e mondiale.

Quello che davvero è sconvolgente è LA RISPOSTA che a questo scandalo avete tentato di dare: “chiacchiericcio”, l’avete definito. Come se le centinaia di vittime di questo infame DELITTO non meritassero ben più alto rispetto, e ben più ampia comprensione e compassione (parlando etimologicamente, soffrire insieme a loro). Il “chiacchiericcio” nasce quando le risposte non arrivano o arrivano talmente distorte e reticenti da far intuire molto “non detto” dietro la vicenda. Ma questa non è responsabilità di chi sente le vostre risposte omertose e reticenti: è VOSTRA! Non dico che si dovevano crocefiggere i colpevoli (sono contrario alla pena di morte per qualsiasi delitto). Ma non è possibile giustificare i pedofili (al fine di giustificare se stessi) tirando in ballo un vittimismo ributtante e inaccettabile. Smettetela di copiare chi grida al complotto ogni volta che ha qualcosa da nascondere che viene a galla. Serve soltanto a confondere le idee ai semplici, ma quando i loro occhi si apriranno ne saranno scandalizzati. E nel vangelo la considerazione di Gesù su chi scandalizza i semplici è una delle più terribili! L’unico atteggiamento possibile ed accettabile, per me in quanto fedele del gregge di Dio, è quello di ammettere le proprie colpe, fino in fondo; e attivarsi, subito e per il futuro affinché i pedofili subiscano le conseguenze delle loro azioni, come qualunque essere umano, senza essere protetti da una tonaca, atteggiamento che già era condannato dal cattolico Manzoni nei Promessi Sposi.

Poi, a conclusione, arriva una dichiarazione di plauso ai “celtici” e ruvidi esponenti di un partito che propugna il respingimento in mare di esseri umani, la “pulizia etnica” delle regioni del nord (a cui, ahimè, appartengo), e che praticano matrimoni e riti pagani (per loro scelta ed ammissione), che USANO i bambini, dando loro pane ed acqua di fronte ai loro compagni, per convincere i genitori a pagare la retta della mensa. A queste “belle persone” basta dire due parole contro l’aborto per essere additati come esempi di rettitudine. Insomma, la vita è quella dell’embrione e NON quella dei bambini della mensa, dei richiedenti asilo dalla Libia, dei poveracci che fuggono da guerre, persecuzioni e povertà: di costoro si faccia quello che si vuole, mica sono feti, hanno avuto la sfacciataggine di nascere un po’ meno fortunati, cosa vogliono, ora?

Confesso che la prima reazione è stata quella di andarmene, sbattendo la porta. Di rivolgermi ai fratelli evangelici e Valdesi, di cui ammiro la declinazione tra fede e scelte quotidiane.

Poi mi sono detto: NO. Col cavolo che me ne vado. Siete VOI a dovervene andare, non io. VOI che pretendete di insegnarci come vivere, come e con chi fare l’amore, chi aiutare e chi mandare al diavolo, financo come votare, ma vi fate scudo dello stato vaticano come “stato estero”. Siete VOI a predicare l’amore universale, tranne poi declinarlo diversamente da persona a persona. Siete VOI a coprire i pedofili e colpevolizzare le vittime, sempre VOI a costruire castelli di menzogna e reticenza pur di non scoprire gli affari sporchi che la banca vaticana ha sempre praticato e sono convinto continui a praticare.

Perciò siete VOI a insultare il vangelo, a bestemmiare il Signore con questi atteggiamenti che usano il vangelo come un manganello CONTRO il popolo di Dio. VOI siete in contrasto con la parte migliore del popolo di Dio, quella che si preoccupa e si occupa dei migranti, come la Caritas, quella che assiste i senza tetto, quella che lotta per la legalità e per la dignità dei poveri, quella che elegge Laura Boldrini dell’UNHCR come italiana dell’anno.

Io, da signor nessuno, vi dico che la vostra autorità basata su Dio non esiste più: Dio l’avete usato per il potere, per il denaro, per l’impunità. Ci avete dato scandalo, avete confuso e sconcertato il popolo di Dio.

Ve lo dico chiaro, gridando perché non facciate finta di non sentire: ravvedetevi, abbiate l’umiltà di confrontarvi col Vangelo prima di parlare pubblicamente di cose come queste, che colpiscono e feriscono gli innocenti.

Io vi prego: riflettete e chiedetevi cosa avrebbe fatto Cristo: avrebbe protetto il farisei o avrebbe rovesciato i banchi del tempio? Avrebbe lapidato l’adultera o gridato “razza di vipere”? Avrebbe lodato Erode o avrebbe accolto Matteo?

Scusate l’irruenza, ma fa male veder insultato quel Cristo che è appena morto a causa dei sacerdoti del tempo e che è risorto apparendo ad una ex prostituta, e a dei poveri pescatori.

Sono convinto che potete capire tutto questo e potete, come ogni uomo, cambiare con l’aiuto del Signore, e fare miglior uso della vostra autorità.

 

Un cattolico convinto ma molto turbato.


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Fatemi sapere cosa ne pensate, se volete.


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permalink | inviato da cacobil il 6/4/2010 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
"Non è Francesca"
post pubblicato in diario, il 15 gennaio 2010


Buongiorno ai miei dieci lettori.
Il post di oggi parte da una notizia: il "nostro" presidente del consiglio (minuscolo non a caso) si è esibito di nuovo in una esternazione con piroetta smentitoria in 24 ore, l'esercizio che gli viene meglio tra quelli nel suo repertorio. Ha promesso che entro il 2010 si riducevano le tasse, tranne poi smentire prima di sera.

Ma la mia attenzione si concentra su quello strato di popolazione che continua a credere alle parole di questo strano individuo. Come se non fosse in grado di vedere cosa fa per se stesso e cosa (non) fa per noi tutti.

E mi è venuta in mente questa bella canzone di Mogol-Battisti. Il protagonista, nonostante l'interlocutore gli racconti con sempre più particolari che la sua fidanzata lo ha omaggiato di più corna che un cesto di lumache, insiste nel non credere che sia lei.

Ecco, molta gente proprio non riesce a vedere cosa succede, accecata da una forma di innamoramento assolutamente incredibile tra persone che non si siano frequentate. Sarebbe come essere innamorati di un attore o di una attrice. E se lo posso capire tra i servi prezzolati che il nostro "piazzista di Arcore" ha omaggiato di posizioni invidiabili e stipendi milionari, mi riesce difficile da comprendere se l'innamorato/a di turno ha avuto come unico contatto una forma di rapporto "sessuale" anale (insomma, l'ha presa nel momolo).

Potenza delle televisioni? Può darsi, ma allora interroghiamoci su quanti danni ha fatto chi ha garantito il possesso (illegale e indebito) delle televisioni anche nelle legislature in cui al governo non c'era il cainano. Per fortuna quei personaggi ora non ci sono più! O no?!?


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permalink | inviato da cacobil il 15/1/2010 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Natale, crocifissi, case popolari, leggi
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2009


Buongiorno ai miei dieci lettori.
Chiedo scusa per il lungo silenzio, ma (ahivoi) sono tornato.

Ieri sera è successa una cosa che mi costringe a scrivere qui.
Un'amica durante una discussione ha assunto posizioni che ho sempre ritenuto (e continuo a ritenere) intollerabili.
A suo discarico probabilmente una storia personale difficile, ma non è di questo che mi interessa parlare: durante la discussione non ho saputo argomentare la mia posizione, peraltro già espressa in precedenza su questo blog.
In sintesi, l'amica (non solo ieri, ma anche in altre precedenti occasioni) lamenta che nelle graduatorie (per esempio delle Case Popolari) viene costantemente superata dagli immigrati, che chi vuole togliere il crocefisso ci toglie qualcosa di "nostro", che è facile fare "buonismo" da una posizione di privilegio (quale io ammetto di avere), che è giusto respingere i migranti in mare o in Libia.
La cosa mi ha fatto riflettere perchè sono certo di quanto credo, ma non sono riuscito a spiegarlo. Eppure va fatto uno sforzo in questo senso.

1) Non vorrei i crocefissi in nessun posto statale, non perchè io odi i crocefissi, o per un teorico "rispetto" altrui. Non voglio i crocefissi perchè NON SONO, a mio parere un simbolo "culturale", e utilizzarli a questo scopo offende profondamente il suo VERO significato, che è PROFONDAMENTE religioso. Dove è finito lo "scandalo della croce" di cui parla San Paolo? (mica un comunistello qualunque!) Perchè la croce da "simbolo di follia" è diventato "veicolo culturale"?
La maggior parte di chi oggi "difende" i crocefissi non ne ha uno in casa, non usa farsi il segno della croce, non prega e non frequenta luoghi di preghiera. Solo vuole questo innocuo pezzetto di legno a ricordargli quanto lui è meglio di altri.Tanto che è un bene che Cristo sia risorto, altrimenti, pensando ai suoi "estimatori" sarebbe tutto un livido a forza di rivoltarsi nella tomba!!!

2) Non credo che porre il problema delle "precedenze" tra "noi" (noi chi? noi nati -per caso- su questo fazzoletto di terra? noi nati ovunque ma da genitori nati qui? E il "qui", dove finisce? Perchè una volta iniziato a dividere il mondo, possiamo arrivare fino al condominio, e oltre!) e "gli altri" sia ben posto: se la casa è un DIRITTO, e io credo che lo sia, lo è PER TUTTI. E tutti significa proprio TUTTI, nessuno escluso. Se le risorse sono limitate SI TROVINO. Ma non mi piace, non è accettabile, secondo me, risolvere i problemi contrapponendo poveracci a poveracci, solo in base al posto dove sono nati (o alla cittadinanza dei genitori). Per esempio si scovino quei simpatici ricconi (non mi frega della nazionalità) che occupano appartamenti destinati a chi non può permettersene altri, ostentando auto da 50.000 euro in su, grazie al fatto che evadono le tasse. Questi si NON HANNO DIRITTO ad una casa popolare, e andrebbero messi alla porta. E in ogni caso la "guerra dei poveri" è solo un favore ai ricchi...

3) Respingere i migranti, oltre ad essere contro il diritto internazionale (e sicuramente verremo condannati per questo) è anche sintomo di una lettura del mondo falsa e distorta. Alzi la mano chi non ha mai pensato che "questi qui" vengono a "rubarci il lavoro", sono in maggioranza "ladri e profittatori", e che "una seria politica" può limitare i danni.
In primis il lavoro che i migranti ottengono è quello che i nostri "bamboccioni" non vogliono più fare: agricoltura, lavori manuali pesanti, disagi di orario. I nostri simpatici figlioli (parlo della maggioranza, non di tutti, ovviamente) si fanno spaventare dall'alzarsi presto, dal lavorare "duro", e via dicendo. Oppure coprono incarichi comunque scoperti (personale infermieristico, badanti, servizi alla persona) che lo stato non è capace (o non vuole) erogare. Mia madre avrebbe seri problemi, senza la splendida persona ("straniera") che si prende cura di lei.
Riguardo alla presunta "attitudine al crimine" degli immigrati, esistono studi che smontano questa bizzarra teoria che alcuni popoli siano più "delinquenti" di altri, e anche che il "permesso di soggiorno" sia una garanzia anti-crimine. Anzi! Certo che se per "calmare le paure" ben orchestrate da alcuni si operano discriminazioni e atteggiamenti simili a quelli anti-meridionali degli anni 50-60, agli esclusi non resta che l'illegalità.
Infine, rispetto all'illusione di poter fermare i fenomeni migratori con una qualsiasi legge, è non solo (appunto) illusorio, ma anche pericoloso. Infatti con leggi vergognose come quella italiana si riesce a respingere i disperati, quelli che in Italia ci verrebbero davvero per lavorare e dare una vita migliore alla loro famiglia. Ma non si fermano certo i trafficanti di droga, gli sfruttatori di prostituzione, i mercanti di esseri umani o di parte di essi: questi signori entrano comodamente in automobili climatizzate, e addirittura più la legge è dura, più lorsignori guadagnano.

4) La mia posizione non è (e non vuole essere) "buonista". Ritengo che gli uomini nascono UGUALI, ovunque siano nati. Se ci credo NON POSSO appoggiare nessuna legge che faccia invece distinzioni sulla base del  "diritto di suolo". Il vero problema è che invece di impostare il discorso sulla necessità di convivere rispettando gli stessi doveri e avendo gli stessi diritti, è molto più facile creare una divisione "razziale" (e un po' razzista) che fa comodo ai potenti che costruiscono le loro fortune sulla paura.

Per concludere non ho risposte che risolvono il problema (magari) ma trovo che limitare il nostro sguardo a chi ci sta davanti in coda sia miope. Anche perchè dietro di noi potrebbe esserci qualcun altro che accampa gli stessi diritti contro di noi.

Auguri a tutti, se non dovessi più scrivere prima di Natale, auguri di vivere un Natale sereno, un po' godendoci la nostra famiglia (grande o piccola che sia) e un po' pensando a quella Famiglia, che dopo qualche tempo è andata PROFUGA in Egitto per sfuggire ad Erode. E per fortuna in Egitto allora non c'era la Bossi-Fini, altrimenti nemmeno festeggeremmo, a Natale!

Enjoy your life!

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permalink | inviato da cacobil il 15/12/2009 alle 12:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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